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Ferramonti di Tarsia: il campo di internamento e il Museo della Memoria

by Maria Rita

A Ferramonti di Tarsia esisteva un campo di internamento, un campo che utilizzava il forno per sfornare il pane per i suoi internati e non per sterminarli, un campo in cui si sono celebrati matrimoni e sono nati 21 bambini.

Ferramonti di Tarsia: il campo di internamento

Quello di Ferramonti di Tarsia fu uno dei più popolosi campi di internamento d’Europa in cui affluirono più di 2000 persone tra ebrei, apolidi, cinesi, zingari, antifascisti. Le prime persone che furono internate arrivarono nel campo il 20 giugno 1940 ed erano principalmente ebrei stranieri che si trovavano in Italia per studio o lavoro. Nessuno di loro fu deportato nei campi di sterminio e non ci furono vittime di violenza.

Ferramonti di Tarsia

Museo internazionale della Memoria

Nel campo di internamento di Ferramonti si continuava a vivere nonostante la fame, la privazione della libertà e la malaria. Al suo interno c’erano l’infermeria, lo spaccio, l’asilo, la scuola, il teatro e tre luoghi di culto.

Gli internati potevano uscire fuori dal campo per lavorare sotto il controllo dei militari, organizzavano partite di calcio, formavano il coro. Una baracca fu adibita a sala concerti in cui venivano organizzate le “Bunter Abend”, le Serate colorate. Le musiche del campo allietavano le serate, oggi quei spartiti sono un bene prezioso da tutelare.

Ferramonti di Tarsia

Museo internazionale della Memoria di Ferramonti di Tarsia

Solidarietà. Umanità. Carità. Ciò che mancava nel resto d’Europa qui c’era. Tre parole che si legano al direttore del campo Paolo Salvatore, al Maresciallo Gaetano Marrari e a Padre Callisto Lopinot , tre uomini che hanno seguito il proprio cuore e non i comandi provenienti dall’alto. Sono amici degli internati. I bambini vengono accompagnati nei paesi vicini a prendere il gelato, non nelle camere a gas.

Sopravvivenza. Speranza. Salvezza. Prima della visita al campo da parte dei tedeschi, sull’alzabandiera fu appeso un pezzo di stoffa gialla per indicare che gli internati del campo erano stati colpiti dal colera. Il campo di internamento si trovava infatti in una zona insalubre e paludosa. Fu facile convincere i tedeschi. Per evitare di essere contagiati decisero di non valcare la soglia del campo.

Ferramonti di Tarsia

Museo internazionale della Memoria di Ferramonti di Tarsia

Ferramonti fu una salvezza anche per i naufraghi del battello fluviale Pentcho. 500 ebrei partirono da Bratislava per rifugiarsi in Palestina. Trascorsero cinque mesi nel Danubio, si trovarono a lottare contro la scarsità di acqua potabile e cibo, naufragarono nell’isola deserta di Kamilonisi, su un lenzulo scrissero SOS, vissero sei mesi nella tendopoli di Rodi per poi essere trasferiti a Ferramonti di Tarsia, si salvarono dalla deportazione dei 1700 ebrei ad Auschwitz.

A Ferramonti si ricordano i rapporti solidali tra gli internati e la popolazione vicina. I medici internati curavano gli abitanti dei dintorni che vivevano al di fuori del filo spinato e i contadini esterni offrivano i prodotti della loro terra e il latte per i bambini. Una mamma chiamò la sua bambina Elvira, segno di riconoscimento per quella donna che l’ha aiutata durante il parto.

Ferramonti di Tarsia

Il 14 settembre 1943 gli alleati aprirono le porte a 2016 internati, tra questi, 1604 erano ebrei. Il campo fu poi chiuso  l’11 dicembre 1945. Alcune strutture furono smantellate per dar spazio alla costruzione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Molte persone decisero di continuare a vivere in Calabria, altre partirono e i naufraghi del Pentcho raggiunsero finalmente la Palestina.

Il museo internazionale della memoria

Del campo di internamento oggi non resta più nulla. L’area del comando è stato ristrutturato e il 25 aprile 2004 è stato inaugurato il Museo internazionale della memoria.

Ferramonti di Tarsia

Il Museo raccoglie foto d’epoca, lettere, certificati. In una piccola sala è stata ricostruita parte di una baracca con i posti letto. Un plastico mostra come erano disposte le baracche nel campo.

Ferramonti di Tarsia

Il 27 gennaio 2018, in occasione della Giornata della Memoria, sono stati inaugurati il Parco Letterario Ernst Benhard, psicanalista che visse nel campo, e la biblioteca dedicata a Gustav Brenner, editore e fondatore de La Casa del Libro a Cosenza.

Il lager della buona sorte. Il paradiso inaspettato. Questo fu in passato, è oggi e sarà nel futuro Ferramonti.

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4 commenti

Paola 3 Febbraio 2018 - 13:28

Questa bella storia è davvero commovente ed è un peccato che il campo sia stato smantellato. Sarebbe stata una memoria storica importantissima e un inno alla pace e all’accoglienza…

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Sara Chandana 11 Maggio 2018 - 14:39

Meraviglioso! Non se ne parla mai eppure hai raccontato una storia bellissima, hai contribuito a far conoscere questa storia così intensa dove l’umanità vince su tutto.
Dovrebbero conoscerla tantissime persone!

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Valentina 3 Giugno 2018 - 14:43

Che storia intensa ed interessante! Non conoscevo questo luogo, e ora sono molto contenta di aver letto il tuo post! Che peccato davvero che il campo sia stato smantellato!

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Raffi 27 Agosto 2018 - 12:53

Non sapevo nulla di questo “campo di internamento” e mi hai aperto il cuore con una storia di umanità riferita ad un periodo buio non solo per la storia della Germania, ma anche dell’Italia.

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